L I T E R Æ - Peter Ettl


................ di Peter Patti



Peter Ettl, poeta-scrittore bavarese


" E' da tempo che ho smarrito la mia fiducia nelle case editrici" mi ha scritto Ettl in una sua mail. E infatti le sue opere sono difficilmente riscontrabili nelle librerie. Tuttavia, la sua schiera di aficionados è abbastanza fitta e sembra crescere costantemente. Da quando anche lui è approdato sul web, la sua creatività ha avuto un'impennata (qui ad esempio troviamo un suo breve romanzo criminale in versione audio), e non è più così ostico imbattersi nell'uomo e nell'artista Ettl. Lontani sembrano i tempi in cui venne "lanciato" dal poeta-editore Tony Pongratz e per leggerlo occorreva affidarsi a canali librari alternativi...

In questa pagina ho riunito alcuni articoli, o stralci di essi, che riguardano Peter Ettl. Ho operato una scelta tale da poter abbracciare quanto più possibile i ca. quattro decenni di attività che il poeta e scrittore di Ratisbona ad oggi vanta. (Work in progress)




  • La mia breve presentazione scritta per Il Foglio Clandestino (gennaio 2000)
  • È ormai uno dei punti di riferimento per i più giovani poeti tedeschi. Peter Ettl, annata 1954, bavarese con tendenze cosmopolite, vanta una ventina di pubblicazioni "a proprie spese" che gli hanno fruttato diverse apparizioni in antologie curate da grossi editori (Fisher, Eichborn). Alle spalle ha un migliaio di letture di poesia, non solo in Germania ma anche in Austria, Svizzera, Francia. È stato ospite tra l'altro del "Centre d'Echanges Franco-Allemand" di Rennes e della "Maison Heinrich Heine" parigina. Oggi è caporedattore di un giornale di provincia e vive insieme alla moglie, a due cavalli e a due gatti in una sperduta fattoria del Niederbayern.
    La critica - da Vienna ad Amburgo - ha scritto di lui: "Sensibile osservatore, Ettl ama esprimersi con acribica precisione"..."Le sue liriche sono intrise di dolce malinconia, similmente alle chansons di Brassens e di Moustaki"... "Chiunque sia in grado di sentirsi un toscano in Toscana e un berlinese a Berlino, non può non amare i suoi versi, e suggere la speciale febbre di vita che essi esprimono".
    Peter Ettl è stato insignito di vari premi letterari. Le sue poesie sono state tradotte in italiano, cèco, francese e inglese. Della sua produzione fanno parte anche alcune sillogi di racconti, Momentaufnahmen (istantanee) impermeate di un'atmosfera metafisica à la Montpassant. Una di queste raccolte, Il Sorriso della Monna Lisa, è diventato un vero e proprio longseller.

    Decisivo per la poetica di Ettl è il suo rapporto con la Francia, mèta di svariate fughe giovanili. Ettl ama osservare "senza strepiti" e, a differenza dei tipici turisti sguaiati, sa integrarsi nel paesaggio "senza dar troppo nell'occhio". I suoi versi sono di una semplicità prevertiana. A tratti l'armonia delle sillabe è percorsa da una scossa, il tessuto omogeneo è squarciato dall'uncino di una ripetizione e i versi acquistano artigli, facendo risaltare la protesta.



  • Matthias Kehle: Sulla poesia ("Poetologisches", 1 settembre 2009, sul blog dello stesso Kehle)
  • "Non è il linguaggio a essere codificato, bensì la realtà. E' la realtà il vero enigma." Questa asserzione di Uwe Pörksen, scritta in occasione del compleanno di Walter Helmut Fritz, mi ha dato tanto da riflettere negli ultimi giorni. Sto rileggendo le poesie di Fritz per essere certo che nei miei propri componimenti non risuonino quelli suoi, com'è facile che risulti nelle mie prime sillogi. In Walter Helmut Fritz uno non riscontra mai ironia e allegria: era un poeta serio; non l'ho mai visto né sentito ridere di tutto cuore. Tutt'al più, sorridere dolcemente. "E' la realtà il vero enigma": una assioma che vale per tre altri poeti che, casualmente o meno casualmente, sono finiti sulla mia scrivania. Un trio al quale la componente enigmatica della realtà conta più dello stesso codice espressivo. Peter Ettl, Ludwig Steinherr e Ulrich Koch usano il linguaggio come media comunicativo. Loro dialogano con il lettore sui dilemmi dell'esistenza, provano a eternizzare momenti sfuggevoli oppure definiscono le cose comuni "sempre più semplici, sempre più complicate" ("immer einfacher, immer schwieriger"). Peter Ettl lo fa in maniera ironica, ad esempio in "Urlaubsinventar", dove schiaccia l'occhio ad Eich:

    mein Orangenbaum.............il mio albero di arance
    mein Zitronenbaum ........... il mio albero di limoni
    meine Minzplantage............ la mia piantagione di menta
    mein silbernes Licht ............la mia luce argentea
    mein schäumendes Meer ....il mio mare schiumoso
    mein griechischer Salat....... la mia insalata greca
    mein rotfunkelnder Wein..... il mio vino dalle scintille rosse
    meine schwarze Witwe........ la mia vedova nera
    in meinem Bananenbaum ....nel mio albero di banane

    Ancora qualche anno addietro i versi di Ettl erano "troppo semplici"; ma io ho imparato ad apprezzarli grandemente dopo aver consumato tonnellate di poesia "giovane" così maledettamente "chic" e "hip" e carica di giochi di parole autoreferenziari e di allusioni comprensibili solo ai rispettivi autori. (...)



  • Wild Horses Could Not Drag Me Away
    Uno scritto in onore del poeta ed editore Peter Ettl

    (di "matze", cioè Mathias Hagedorn, 23 agosto 2009)
  • Pubblicano presso lo stesso editore anche se sono estremamente differenti: trattasi dei poeti della Silver Horse Edition. L'unica regola comune sembra essere quella di intendere l'ars poetica ognuno a modo proprio e di lasciarsi andare a una sorta di magica mutazione critico-letteraria. Sono autori che si fanno specchio dell'attuale situazione sociale e culturale proprio grazie alla loro diversità, alla contrapposizione delle loro idee di vita e poesia, alla reciproca incompatibilità.
    (...) Nella sua Silver Horse Edition, Peter Ettl ci presenta poeti così lontani tra di loro come Michael Arenz, Maximilian Zander, Michael Hillen, Christa Wisskirchen, Frank Milautzcki, Axel Kutsch, Theo Breuer... (...)
    Un'occhiata alla raccolta personale Gleitflüge zwischen den Gezeiten mostra che Ettl riesce, con pochi tratti, a creare ritratti letterari della solitudine, dello smarrimento dell'individuo, del fallimento di tutte le proprie capacità e dei propri talenti, della nostalgia per un'altra esistenza... ma anche della volontà di vivere. La cosiddetta provincia è tutt'altro che una "terra incognita" della letteratura, ha smesso di essere una chiazza bianca nell'atlante geopoetico. La poesia, pur essendo la forma letteraria più fragile, è anche la più cara, e intendo "cara" in ambedue i sensi: sta ai bordi - o del tutto fuori - dell'utilitarismo materiale e nel contempo, in un rapporto uguale e contrario, possiede il più alto valore simbolico della letteratura. La poesia sembra essere una merce autopromozionale e, se tutto va bene, è in grado di creare una società disposta a mantenerla in vita.



  • Peter Ettl a proposito di Jeremy, di come iniziò a scrivere e dell'inutilità di un'autobiografia
    (In una e-mail a me indirizzata)
  • La "J" che quand'ero giovane ero solito includere nella mia firma (Peter J. Ettl) dovrebbe significare "Jakob", che a tutti gli effetti è il mio secondo prenome. Ma io mi autonominavo "Jeremy" perché suonava molto più interessante (allora era vanitoso...). Il nome mi era stato suggerito da una nipotina americana che nutriva una passione per i telefilm di Jeremy Schrumpelhut ("Jeremy Cappellomoscio").

    Il libretto che porta questo titolo - Jeremy, appunto - rappresenta solo un lavoro preparatorio per Tage aus Asche und Wind ed è qualcosa che non vorrei o potrei riscrivere. Tu hai ragione ad accennare alle tragedie greche, ma è un'opera che qualitativamente sta molto ma molto più in basso. Con il senno del poi, Jeremy è stato esclusivamente uno schizzo, un esercizio di scrittura. Avevo in mente di pubblicare solo la parte in versi, ma l'editore insisté per ottenere da me molte più pagine, altrimenti non sarebbe stato un "vero" libro. Aggiunsi perciò un paio di brani tratti dall'ancora inedito Danzatore sul filo. E' la pura verità. Così, puoi capire perché non mi interessa ridare alle stampe quest'opera incompleta. Non in tale forma, comunque. D'accordo, Jeremy ha le sue qualità, ma non troverebbe spazio alcuno nel mercato poetico attuale. Semmai forse come libretto di "poesia illustrata" e magari - ecco che ridivento impertinente - in due lingue. Con la parte poetica tradotta in italiano. E in più quattro-cinque disegni... Ma non lo so nemmeno io. Cerca di comprendere: nel frattempo questi testi mi sono "estranei"(...) Ti rivelo i titoli delle mie opere che, definitivamente, ritengo valide:

    - Kamikaze Ikarus (che contiene poesie davvero ottime e anche impegnate)
    - Land schafft (una silloge poetica tranquilla, ironica e riflessiva; una delle mie migliori)
    - Traumtrabanten (ma non tutto - oggi ne cancellerei almeno un terzo)
    - Samtkrallen Wurzelflüger (chiaro: l'ultima opera è sempre la migliore! ;-) )
    - Nachmieter für den Olymp gesucht
    - Der Wind kam von Afrika
    - e: Die Blinden der Rue Moreau.

    Tutto il resto: mah, chissà. Anche Tage aus Asche und Wind, che da giorni sto rileggendo a caccia di errori, è, per me, tutt'altro che riuscito. Molti passaggi sono talmente deboli che provo una fitta nel rileggerli, parecchi capiversi non sono sviluppati come avrebbero dovuto essere... e ad un tratto, sorprendentemente, mi imbatto in pagine intere che meriterebbero di passare ai posteri.
    Difficile, difficile, difficile.

    (...) Avevo 15 anni quando venni incoraggiato a scrivere dalla mia insegnante di tedesco e inglese, che organizzò una gara di libero componimento nella nostra scuola. Ovviamente avevo già compiuto i primi passi come "scrittore": mi ero fatto la mano con qualche raccontino di fantascienza, un genere che amavo oltremodo.
    Nacque così il Peter (J.) Ettl autore. L'ambiente circostante reagì nel solito modo: "Il poeta pazzo..." Tipico, no? Solo quando arrivarono i primi riconoscimenti (Premio Rolf Ulrici a soli 18 anni) vidi accorrere alla premiazione persino il mio patrigno, insieme ovviamente a mia madre e alle mie sorelle, che furono fiere di me. Prima però non lo erano. Prima consideravano il rumore della macchina da scrivere come simbolo di tempo perso. Tu vuoi sapere com'erano i miei rapporti con i genitori... Per carità! Potrei scrivere un libro su questo argomento. Con il mio padrigno ho avuto un rapporto distaccato, mentre è stato perlopiù buono il rapporto con mia madre. A 20-21 anni decisi comunque di autoeducarmi e, con un gruppo di studenti-amici, resi insicuro il mondo (che allora era piccolo). Prima la regione della Franconia, poi le mie prime letture pubbliche in Francia, i primi inviti in varie università ecc. Scoprii a questo modo che, al di là della palizzata del nostro idillico giardino con la sua casetta da dopoguerra e le semplici conversazioni tra vicini c'era un pianeta intero da esplorare. Mi sforzai - riuscendoci - di riprendere gli studi, che avevo interrotto qualche anno prima nella convinzione di essere un "grande scrittore" - e finalmente mi diplomai. Dopo un anno come garzone in un negozio di vestiti, respirai "aria di libri" lavorando presso un editore - anche se solo nella mansione di contabile-facchino. Fu in quei giorni che concepii Tage aus Asche und Wind e a compilarne le prime pagine: "Quando cala l'oscurità, la città appartiene a me... Non entrare troppo in profondità nei parchi..." Ecc. Questi non erano altro che ritagli dei giornali di allora, quando i giardini pubblici di Ratisbona erano insicuri a causa di aggressioni notturne, e resoconti delle mie esperienze di lunghe passeggiate al buio.

    Un'autobiografia? Ma a chi interesserebbe? Non mi conosce quasi nessuno! A parte ciò, mi riesce faticoso scrivere su di me. Io stesso non mi conosco ancora... Possiedo solo poche, scomode verità su malattie, ambizione professionale, la relazione con i miei genitori... Certo: è stata una vita piena, ma anche difficile, confusa, smarrita. Pensare a certi episodi equivale a riaprire antiche ferite, figuriamoci dunque addirittura scriverne!



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