VELLUTO E ARTIGLI

di Peter Ettl

(Titolo originale: "Samt und Krallen".
In: Kratzspuren.
Copyright Peter und Renate Ettl, 2004)





Ovvio: sono esseri da un'altra stella. Non si scappa. Può capitare durante un'innocua passeggiata per i tuoi stessi paraggi. All'improvviso uno di loro sbuca da un angolo e ti fissa. Meccanicamente, ti abbassi e guardi nei suoi occhi: un oceano infinito.

Si strofinano contro le tue gambe miagolando piano, in maniera fragile; ma in realtà si tratta di un comando: "Prendimi con te!". Così, ti chini a raccogliere questo fagottino di pelame dagli occhi tanto grandi e dalle vibrisse tanto simpatiche, ignorando di essere fin d'ora una sua preda.

Un incontro ravvicinato del terzo, del centesimo o di chissà quale altro tipo.

Nell'istante medesimo in cui si ritrovano nella tua abitazione, ne diventano i proprietari: il disegno della carta da parati viene mutato con ben assestate unghiate, le pantofole finiscono sotto il divano, la tenda si riduce a una giungla; una giungla a brandelli, un paesaggio di liane con un Tarzan aggrappato su.

Qualsiasi imprecazione rimbalza contro la corazza dei loro sguardi per liquefarsi subito dopo in morbide carezze. Graffiano la tua poltrona preferita e si trasformano in parte integrante di essa, finché tu arrivi a giudicare quell'irreparabile danno alla stregua di un'opera d'arte. E se si pappano la mousse au chocolat pochi minuti prima dell'arrivo degli ospiti, le tue bestemmie sfoceranno in una risata, a fronte della loro immagine di impenitenti ghiottoni che stanno a leccarsi il musetto.

Non c'è proprio nulla di terrestre in loro. Vengono a svegliarti a un'ora antidiluviana con colpettini del loro piccolo naso e spesso, mentre siedi davanti al televisore, saltano sul tuo grembo e vi si accucciano, come per prepararsi a un letargo secolare. A questo punto sei veramente, definitivamente in loro balia. La capitolazione finale giunge quando si mettono a fare le fusa mentre tu cerchi timidamente di spingerli via. Inevitabile: a vincere non è mai l'uomo, ma sempre quel mucchietto peloso...
Quindi, l'amaro risveglio. Avviene quando ti mostrano la parte più pungente della loro anima, quella fatta di sbuffi e sputi, morsi e graffi. E finalmente comprendi che un qualche demone si cela nell'oceano infinito dei loro occhi a mandorla. Li vuoi accarezzare, attratto dall'invitante bellezza della loro pelliccia, ma guai a farlo mentre stanno pensando a un topo sfuggito dalle loro grinfie o a nidi rimasti vuoti e desolati dopo la migrazione degli occupanti pennuti!

E' indifferente se cerchi di prenderli con le buone o con le cattive: per loro, l'unico argomento che conta è il proprio. Un minimo sussulto dei baffi ed eccoti già pronto ad aprire l'ennesimo barattolo di cibo o a riempire la loro ciotola di... già, di che cosa?... di oro liquido.

Eh sì, perché i gatti berrebbero persino whisky pur di ottenere quel che vogliono. E perciò, o proprio malgrado ciò, ne sei ammaliato.
Finché ad un tratto non svaniscono.
Se ne vanno senza lasciare traccia, portandosi appresso gli artigli, il pelame e tutto il resto. Hanno approfittato di un soffio d'aria penetrato da uno spiraglio per involarsi nell'immenso che si allarga al di là dei vetri. E tu ti rendi più ridicolo che mai, aggirandoti di sera per le strade e chiamando ad alta voce il loro nome. Distribuisci volantini, indaghi anche telefonicamente presso i vicini di casa: "Lei non ha forse...?".

Ma non li rivedrai se non anni dopo, in qualche altro luogo, inaspettatamente, mentre si attorcigliano suadenti intorno ai piedi di uno sconosciuto al quale fanno le fusa. Per te che stai impalato a osservarli hanno solo un'occhiata di sufficienza, lanciata attraverso due strette fessure, oltre a un "Miao, miao" che dice tutto. E che non si sa mai che cosa voglia significare per davvero.





Traduzione di Peter Patti



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